Le eresie - Apostolato di preghiera per l'infanzia

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SAN CIPRIANO
Tratto da "Origine delle eresie e degli scismi"
L'ERESIA

Natura dell’eresia.

10 — Ond’è che le eresie son nate, e sorgono così frequentemente quando un’anima perversa non trova pace, quando un perfido ribelle non conserva l’unità. Esse le eresie sono permesse da Dio, senza che intaccano per nulla il libero arbitrio, anzi l’integrità della fede di quelli che furon messi alla prova rifulge di più chiara luce, dopo che i loro cuori e le loro intelligenze furono saggiate dalla lotta contro la verità.

Perciò l’Apostolo scrive: E’ necessario che vi siano le eresie, affinchè si conoscano tra voi quelli che sanno resistere (1Cor.11,19). Con l’eresia si saggiano i fedeli e si scoprono gli empi e così, prima ancora del giudizio finale, anche quaggiù i giusti vengono separati dai peccatori come la pula viene divisa dal grano.

La malafede degli eretici e degli scismatici.

12 — E non si ingannino, interpretando stupidamente le parole del Signore che dice: Dovunque si aduneranno due o tre nel mio nome, sarò in mezzo ad essi (Mt.18,20).

I violatori del Vangelo fanno cosi: accettano ciò che è detto in ultimo e lasciano il resto del discorso; si ricordano di una parte ma l’altra la sopprimono con inganno; così come sono divisi dalla Chiesa, dividono pure le proposizioni di un capitolo. E’ vero che il Signore quando volle inculcare nei suoi la pace fraterna, disse: Se due di voi si accorderanno sopra la terra a domandare qualsiasi cosa sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. Perchè dovunque sono due o tre persone congregate nel mio nome, sono io in mezzo a loro; ma con queste parole egli volle dimostrare che dava più ascolto non alla folla orante ma alla concordia unanime degli oranti. Dicendo: Se due di voi si accorderanno sopra la terra, afferma innanzitutto, l’unanimità, pone cioè come prima condizione la concordia e la pace, insegna a vivere fedelmente e a perseverare costantemente nella mutua intima unione.

Ma come può uno scismatico andar d’accordo con qualcuno, se è smembrato dal corpo della Chiesa e ha rinnegato la fratellanza universale? Come possono gli scismatici raccogliersi nel nome di Cristo, se sono separati dal Cristo e dal suo Evangelo?

Non fummo noi, no, a separarci da essi; furono loro a staccarsi da noi. E poiché le eresie e gli scismi son sorte dopo la fondazione della Chiesa, cioè quando si innalzarono qua e là dagli eretici le loro baracchelle, furono essi ad abbandonare la sorgente, il principio della verità. Il Signore quindi parla proprio della sua Chiesa — e conseguentemente, a quelli che sono  nella Chiesa — quando afferma che se essi vanno d’accordo tra loro e pregano in unione di anime, potranno ottenere dalla maestà di Dio ogni cosa. Dovunque si raccoglieranno due o tre nel mio nome — dice Gesù — io sarò tra loro, cioè con le anime semplici e pacifiche, timorate di Dio e osservanti della sua legge. Dice di trovarsi con esse anche se sono due o tre, cosi come fu nella fornace ardente con i tre fanciulli che ristorò con freschezza di rugiada, mentre le fiamme li avvolgevano (Dan.3), così come assistè i due apostoli (Att.16) carcerati, quando aprì le porte del carcere e impose loro di tornare in piazza a predicare al popolo il vangelo di cui erano essi i fedeli assertori. Dunque quando il Signore pone tra i suoi precetti anche questo: Dovunque saranno riuniti due o tre nel mio nome, sarò con loro, non separa gli uomini dalla Chiesa Egli che volle e costruì la Chiesa, ma rinfacciando la discordia ai ribelli e raccomandando ai suoi fedeli la concordia, dimostra che sta più volentieri con due o tre che pregano in unione con la Chiesa anziché con moltissimi separati dalla Chiesa, e che si ottiene da Dio più con la preghiera affratellata di pochi che con le discordi invocazioni di molti.

13 — Perciò quando dettò la legge della preghiera aggiunse pure: E quando starete pregando se avete qualche cosa contro di uno, perdonategli affinchè il Padre vostro ch’è nei cieli perdoni anche a voi i vostri peccati (Mc.11,25). E a chi in discordia col proprio fratello s’accosta all’altare per il sacrificio, comanda di tornare indietro a riabbracciare il fratello e dopo ritornare all’altare a fare a Dio l’offerta (Mt.5,24). Dio non degnò neanche di uno sguardo le primizie di Caino, poiché egli non poteva essere placato da chi odiava il fratello a causa del suo zelo (Gn.4,5).

Qual pace dunque possono ripromettersi quelli che odiano i propri fratelli? Che razza di sacrifici credono di celebrare quelli che sono soltanto dei rivali del sacerdozio? Credono forse che Cristo sia presente alle loro adunanze quando si raccolgono fuori e contro la Chiesa di Cristo?

14 — Questa macchia — lo scisma — non si lava neppure col sangue, anche se gli scismatici si facessero uccidere per la professione della fede cristiana. Neppure col martirio si può espiare l’inespiabile e grave peccato della discordia. Perchè non si può essere martire senza appartenere alla Chiesa; non si può coronare nei Cieli chi abbandona il Re dei Cieli e Colei — la Chiesa — che regnerà sul mondo. Cristo ci diede la pace, ci raccomandò l’unanimità e la concordia, ci comandò di non corrompere, di non violare il mutuo amore, la carità. Perciò chi non ha in cuore la fraterna carità, non può mostrarsi a noi come martire di Cristo. Lo insegna anche l’apostolo Paolo: Se avessi tanta fede da trasportar montagne e poi mancassi di amore, non sarei nulla. E se anche sbocconcellassi ai poveri tutto quel che ho e dessi il mio corpo arso e non avessi amore, non avrei alcun giovamento. L’amore è longanime, è benigno; l’amore non ha invidia, non è vantatore, non si ‘gonfia, non agisce indecorosamente, non è egoista, non s’irrita, non pensa il male, non si compiace dell’ingiustizia ma gode della carità: copre ogni cosa; ogni cosa crede, tutto spera, tutto sopporta. L’amore non viene mai meno (1Cor.18,2-8). L’amore non verrà mai meno. Infatti sarà sempre anche nel cielo, durerà in eterno nell’unione di tutti i fratelli. La discordia invece non toccherà la soglia del Regno e perciò a chi perfidamente si staccò dall’amore di Cristo, non potrà toccare il premio promesso da Cristo che proclamò: Questo è il mio comandamento: che vi amiate scambievolmente com’io stesso vi ho amato (Gv.15,12).

Chi non ha l’amore non possiede Dio, perchè, come dice San Giovanni: Dio è amore, e chi possiede l’amore possiede Dio e Dio abita in lui (1Gv.4,16). Ma non possiedono Dio quelli che respinsero l’amore nella Chiesa di Dio. E allora anche se sono gettati a bruciare sul rogo, o dati in pasto alle belve, la loro morte non sarà una corona ma una pena alla loro perfidia; non già la fine trionfante dell’atleta cristiano ma la perdizione del disperato. Essi possono essere uccisi, non coronati. Si professano cristiani cosi come Satana spesso si maschera da Cristo, come ci premunisce lo stesso Signore, quando dice: Molti verranno a voi nel mio nome e vi diranno: — Io sono il Cristo — e inganneranno così molti (Mc.13,6). Come dunque Satana non è il Cristo, anche se nel nome dì Cristo vuole ingannare i cristiani, così non è cristiano chi non è nella luce del Vangelo e nella verità della fede cristiana.

15 — Infatti profetare, esorcizzare e operare grandi meraviglie in terra sono, è vero, virtù eccelse e ammirevoli, ma a chi le opera non danno il diritto di entrare nel regno dei cieli se egli non tiene la via retta e giusta. Il Signore ha detto chiaramente: In quel giorno molti mi diranno: — Signore, Signore non abbiamo noi profetato nel tuo nome, scacciati i demoni e operate grandi meraviglie? — Ma allora io dirò loro: Non vi ho mai conosciuti. Andatevene lontano da me, operatori di iniquità (Mt.7,22,23). E’ necessaria la santità per esser fatti degni del Cristo; bisogna aver osservati i suoi precetti e consigli se si vuol ricevere la mercede. Nel suo Vangelo il Signore ci insegna brevemente quale sia la via della fede e della speranza: Il tuo Signore Iddio è un solo Dio, e ancora: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue potenze. Questo è il primo comandamento; il secondo gli è simile. Ama il prossimo come te stesso. In questi due precetti si riassume tutta la legge e i profeti (Mc.12,29-31). Con la sua predicazione Gesù insegnò l’unità e l’amore, e in due comandamenti sintetizzò tutta la legge e tutti i profeti. Or dunque quale unità, quale amore possiede e medita chi, ossessionato dal cattivo genio della discordia, scinde la chiesa, distrugge la fede, perturba la pace, distrugge la carità, profana i sacramenti?

Il male delle eresie e la loro maledizione

16 — Già molto tempo avanti, o fedelissimi fratelli, il male delle eresie e degli scismi aveva avuto il suo inizio, ma ora esso infierisce e devasta più spaventosamente. Scoppia e pullula vieppiù maggiormente il morbo velenoso delle eresie e degli scismi, perchè era necessario che così accadesse alla fine del mondo (7), secondo la profezia dell’Apostolo: Negli ultimi giorni verranno tempi tristi, sorgeranno uomini ambiziosi, superbi, arroganti, avidi, bestemmiatori: uomini disobbedienti ai genitori, ingrati, scellerati, senza amore, senza pace, calunniatori, incontinenti, crudeli, senza pazienza; uomini nemici del bene, traditori, sfrontati, pieni di sè, amanti più dei piaceri che di Dio: essi avranno l’apparenza della pietà, ma ne negheranno la realtà. Di questa genia son quelli che entrano nelle case, ne traggono fuori donnicciuole cariche di peccati e schiave di mutevoli passioni sempre curiose di novità ma che non arrivano mai alla conoscenza della verità.

E come Giovanni e Mambres opposero resistenza a Mosè così essi pure s’oppongono alla verità, ma non faranno tanti progressi perchè si vedrà da tutti la loro stoltezza, come già accadde di quelli (2Tim.3,1-9). Ora s’adempiono queste profezie, la fine del mondo è vicina, abbiamo già le ultime prove degli uomini e dei tempi. Per questo Satana infuria sempre più, l’errore dilaga, gli uomini s’inebetiscono, il livore li consuma, la cupidigia acceca, l’empietà fuorvia, la superbia gonfia, la discordia esaspera le menti, l’ira porta a precipizio ogni cosa.

17 — Non ci facciamo incantare o turbare dalla troppo sfacciata perfidia di molti; piuttosto la realtà di ciò ch’era stato predetto serva a rafforzare la nostra fede. Anzi poiché già molti sono incorsi nell’errore — come era stato prean-nunziato — cerchino gli altri di non cadere, il che pure è stato predetto dal Signore: Voi poi state in guardia: ecco che io vi ho predetto ogni cosa (Mc.12,23). State perciò lontani, o fratelli, da uomini siffatti; non prestate orecchie ai loro discorsi dannosi; evitateli come si evita la peste, perchè sta scritto: Circonda di spine le tue orecchie e non ascoltare il malvagio (Eccl.28,28); e ancora: I colloqui cattivi corrompono i buoni costumi (1Cor.15,33). Anche il Signore ci ricorda di star lontano da costoro: Sono ciechi e guide di ciechi. Se un cieco guida un altro cieco, cadono tutti e due nella fossa (Mt.15,14). Bisogna tenersi a distanza, fuggire chi s’è separato dalla Chiesa, perchè è un perverso, un peccatore, un dannato volontario. Crede forse costui d’essere unito a Cristo se agisce contro i sacerdoti di Cristo e si separa dalla comunanza del clero e del popolo cristiano? Egli ha impugnato le armi contro la Chiesa, ha recalcitrato contro ogni divina disposizione. Nemico dell’altare, ribelle al sacrificio di Cristo, perfido, sacrilego, servo disubbidiente, figlio empio, fratello nemico, dopo di aver coperto di disprezzo i vescovi e abbandonati i sacerdoti, ha osato innalzare un nuovo altare, formulare nuove preghiere illecite, profanare l’Ostia santa con sacrifici posticci. E intanto egli dimentica che chi si leva contro Dio, per la sua audacia temeraria, sarà punito da Dio.

18 — Così Core, Datan e Abiron i quali contro il volere di Mosè ed Aronne s’erano attribuito il potere di sacrificare, subito espiarono la pena del loro empio tentativo (Num.16,27 e ss); la terra si aprì sotto i loro piedi e furono inghiottiti vivi nell’abisso. Ma Iddio sdegnato non punì soltanto essi che furono i caporioni ma anche altri duecentocinquanta che avevano preso parte a quella pazzia come complici dell’audace tentativo, furono subito consumati da un fuoco vendicatore. Così Iddio dava a vedere che tutto ciò che quei malvagi avevano tentato per distruggere l’ordine voluto da Dio, era contro Dio stesso. Anche il re Ozia, quando col turibolo in mano si volle assumere arrogantemente la potestà sacrificale contro ogni tentativo divino e contro il volere stesso del Sacerdote Azaria, non volle ubbidire e cedere, fu confuso da Dio, contrasse la lebbra in fronte, fu colpito proprio in quella parte del corpo dove son segnati quelli che son resi degni del Signore. Anche i figli di Aronne che misero sull’altare un fuoco diverso da quello che era stato comandato dal Signore, immediatamente morirono al cospetto del Dio vendicatore.

19 — Seguaci e imitatori di costoro son quelli che disprezzano la tradizione divina e se ne vanno in cerca di nuove dottrine e alzano cattedre di origine umana. Ad essi è rivolta la riprovazione e maledizione di Dio nel Vangelo: Voi rigettate i divini comandamenti per stabilire la vostra tradizione (Mc.7,9). Il loro delitto è peggiore di quello che sembra sia stato commesso dai lapsi, da coloro cioè che sacrificarono agli idoli ma che ora, disposti a far penitenza del delitto si rendono Dio propizio con ampia soddisfazione. E cosi, qui tra i lapsi si cerca e si invoca l’entrata nella Chiesa, là, tra gli eretici, si combatte la Chiesa; qui forse a far cadere un cristiano ci soccorse la necessità (8), là invece c’è la volontà dura di restare nel peccato; qui chi cadde nocque soltanto a sè, là invece chi lanciò l’eresia o lo scisma ingannò e trascinò molti con sè; qui il danno fu di uno solo, là c’è pericolo per molti. Il lapso comprende il suo peccato, lo detesta e piange; l’eretico invece, superbo e compiacente dei suoi stessi peccati, allontana i figli dalla madre, le pecore dal pastore, sconvolge i sacramenti; e mentre il lapso ha peccato una volta sola, l’eretico pecca ogni giorno. In ultimo, il lapso, se muore martire, può conseguire la promessa del Regno, ma l’eretico, se sarà ucciso mentre è ancora in dissidio con la Chiesa, non otterrà nulla.

Dei confessori che si volsero all’eresia


20 — E nessuno di voi, o dilettissimi fratelli, si meravigli se pur tra i confessori vi sono alcuni che giunsero a tal punto da separarsi dalla Chiesa, a commettere un così grave e innominabile peccato. Nessuno si meravigli, perchè la professione di fede non rende immuni dalle insidie di Satana e neppure — finché s’è nel tempo — con assoluta certezza libera dalle tentazioni, dai pericoli e dagli assalti del mondo. Che se fosse così, non dovremmo vedere dei confessori, fraudolenti, seduttori, adulteri così come ci è dato deplorare e piangere.

Chiunque egli sia, nessun confessore è più grande, nè migliore, nè più caro a Dio di quello che fu Salomone, il quale finché camminò per le vie del Signore, mantenne la sua grazia; ma quando abbandonò la retta via, perdette anche la grazia di Dio. Perciò sta scritto: Conserva ciò che hai affinchè un altro non pigli il tuo premio (Apoc.3,11). Orbene, il Signore non avrebbe minacciato di togliere il premio della giustizia, se col perdere la grazia non si perde fatalmente anche il premio.

21 — La professione aperta della fede è una introduzione alla gloria non già il conseguimento della gloria; non rende perfetta la lode, ma è il principio della dignità nell’uomo. Poiché sta scritto che si salverà solo chi avrà perseverato fino alla fine (Mt.10,42), è evidente che ogni azione fatta in vita è uno scalino per salire fin sul pinnacolo della salvezza, non è già il possesso dell’ultima cima. Hai confessato la fede? il pericolo per te è più grande perchè Satana è più provocato. Hai confessato la fede? Devi dunque essere più unito al Vangelo, perchè per esso puoi conseguire la gloria. A chi è stato donato assai — dice il Signore — sarà molto richiesto, e a chi avrà ricevuta una dignità maggiore, sarà domandato un servizio maggiore (Lc.12,48). Nessuno cada, volendo seguire un confessore caduto in errore, nessuno impari da lui l’ingiustizia, l’insolenza, la perfidia.

E’ confessore quel tizio? Sia dunque più umile e sottomesso, sia disciplinato in ogni sua azione, perchè chi si dice confessore di Cristo deve pure imitare il Cristo che professa. Infatti il Signore ha detto che chi s’esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato (Lc.18,14); ed egli stesso fu esaltato dal Padre perchè Lui che era il Verbo, la Potenza e la Sapienza di Dio Padre si era umiliato fino in terra. Or se è così, in che modo  egli potrebbe amare la superbia, se con la sua legge ci volle umili e ricevette dal Padre il più grande nome — Gesù — in premio della sua umiltà?

Si è confessori di Cristo, a patti che non si insulti dopo la maestà e dignità del Cristo. Per questo la lingua che confessò Cristo, non deve essere maledica, turbolenta; non levi clamore nei banchetti e nelle risse, non lanci il veleno contro i fratelli e i sacerdoti dopo che una volta li ha lodati. Che, se diventa colpevole e detestabile, se renderà nulla la sua confessione con conversazioni cattive e disonorerà la sua vita morale, se in ultimo abbandonando la Chiesa per la quale si fece confessore e spezzando la pace e l’unità, perfidamente rinnegherà la fede di prima, non può allora, no, illudersi d’essere ancora confessore di Cristo, come se per questo sia stato eletto per sempre alla gloria.

22 — Anche Giuda eletto dal Signore a far parte degli Apostoli tradì il suo Signore, ma non pertanto venne meno, in seguito alla sua defezione, la fermezza degli Apostoli tutti. Così anche qui, la santità e la dignità di tutti i confessori di Cristo, non può essere in alcun modo menomata dal fatto che alcuni tra loro hanno rinnegato la fede. L’Apostolo Paolo nella lettera ai Romani scrive: E che fa se alcuni vennero meno nella fede? forse che l’infedeltà di pochi, renderà vana e sterile la fede? No. Perchè Dio è verità e solo l’uomo è bugiardo (Rm.3,34). La parte migliore e maggiore dei confessori sta salda nella fede e nella verità della legge e della dottrina cristiana. Essi non s’allontanano dall’unione della Chiesa perchè sanno d’aver ottenuto dalla bontà di Dio la grazia di appartenere alla Chiesa. Alla loro fede va data una più ampia lode perchè non seguirono la perfidia di quelli a cui furono uniti dal vincolo della stessa fede e dalla cui peste non si lasciarono contagiare. Anzi, illuminati dalla luce evangelica, irradiati dalla pura e candida luce di Cristo, sono oggi tanto lodevoli nel conservare la pace della Chiesa per quanto furono vittoriosi nella zuffa con Satana.

Invito a fuggire gli eretici e a conservare l’unità


23 — Io desidero, o carissimi fratelli, e con tutto il cuore vi scongiuro che, per quanto sia possibile, nessuno tra noi cada, e la Madre Chiesa possa con gioia stringere fra le sue braccia, come un corpo solo, tutto il suo popolo fedele. Ma se ella non potrà richiamare a salvezza gli autori dello scisma e i capi della discordia perchè induriti e ciecamente ostinati nella loro illusione, voi altri almeno che foste ingannati nella vostra semplicità o illusi dalle furberie del nemico, spezzate le catene dell’inganno, allontanate i vostri passi dalla via falsa dell’errore, riconoscete il vero cammino del cielo. E’ la voce dell’Apostolo che vi scongiura così: Vi Domandiamo nel nome del Signore di ritirarvi da tutti i fratelli che vivono disordinatamente e non secondo la tradizione che hanno ricevuto da noi (2Tess.3,6). E ancora: Nessuno vi tragga in errore — aggiunge — con parole fallaci. Perchè dì qui venne l’ira di Dio sopra i figli contumaci. Non vogliate dunque associarvi a loro (Efes.5,6-7). Bisogna star decisamente lontani da quelli che son testardi nell’errore. Chè vivendo con essi e camminando con loro nella via del peccato, anche noi andremo lontano dalla verità e ci renderemo colpevoli del loro peccato.

Dio è uno, uno è il Cristo, una è la Chiesa, una è la fede, uno è il popolo cristiano cementato dalla concordia, uno e integro come il corpo dell’uomo. Orbene l’unità non si può spezzare perchè l’unità del corpo non si spezza con la rottura delle sue membra e invano vien fatto a brandelli; la sua unità non vien meno.

Ma tutto ciò che è separato dalla sorgente di vita, da sè non può vivere, respirare; perde la vita.


24 — Lo Spirito Santo ci avverte: Vuoi vivere i tuoi giorni pienamente felice? Trattieni la tua lingua, e le tue labbra non profferiscano parole di inganno. Rifuggi dal male e fa il bene, cerca la pace e seguila (Sal.32,13). Chi è figlio della pace, deve cercare e seguire la pace; chi imparò ad amare l’amore deve frenare la sua lingua.. Già vicino a morte, il Signore ai suoi salutari insegnamenti aggiunse anche questo: Vi lascio la mia pace, vi dò la mia pace (Gv.14,27). Ricevemmo dunque in eredità la pace; ci fu promesso ogni dono e qualunque premio a patto che conservassimo la pace nella Chiesa. Se vogliamo essere eredi con Cristo, dobbiamo restare nella pace di Cristo; se siamo figli di Dio, dobbiamo essere pacifici. Beati i pacifici — egli ha detto — perchè saranno chiamati figliuoli di Dio (Mt.5,9). Orbene è necessario che i figli di Dio siano pacifici, miti di cuore, semplici nel parlare, affettuosi, uniti tra loro con i vincoli della fratellanza.

25 — Una volta, al tempo degli Apostoli, questa fratellanza era una realtà e il nuovo popolo di credenti, custode geloso dei divini comandamenti, viveva nella carità. Lo prova la Scrittura che attesta: Pertanto la moltitudine di quelli che avevano aderito alla fede, viveva in intima unione di affetto e di pensiero. Ed erano perseveranti nell’orazione con le donne e Maria, Madre dì Gesù ed i suoi fratelli (Att.4,32; 1,13-14). Perciò essi potevano ottenere fiduciosamente da Dio tutto quello che domandavano.

26 — Ma tra noi questa fratellanza è scemata, e la generosità s’è come spezzata. Allora si vendevano le case e i fondi e, ponendo in cielo il proprio tesoro, i cristiani offrivamo il ricavato agli Apostoli chè lo distribuissero ai poveri (Att.4,34-35). Ora neppure le decime si danno alla Chiesa; compriamo e aumentiamo i beni invece di venderli come ci esorta il Signore.

Per questo la fede tra noi s’è svigorita e va illanguidendosi; perciò il Signore, guardando ai tempi nostri, dice nel Vangelo: Credi tu che il figlio dell’uomo troverà la fede in terra quando verrà? (Lc.18,5). Questa profezia s’è avverata.

Non v’è fede nè timor di Dio, nè giustizia, nè amore, nè bontà. Nessuno pensa più al dì che verrà, nessuno medita sul giorno dell’ira del Signore, sui castighi per gli increduli, sugli eterni tormenti per i perfidi. Temeremmo tutto questo, se credessimo davvero; ma poiché non ci si crede non se ne ha più paura. Se credessimo per davvero, staremmo in guardia; e se stessimo in guardia, sfuggiremmo ai tormenti.

Risvegliamoci, per quanto è possibile, o carissimi figliuoli, scotiamo il torpore dell’antica inerzia, siamo attenti nell’osservanza dei precetti del Signore.

Siamo quali egli ci vuole: I vostri fianchi siano stretti da cintura, le vostre mani portino lumi accesi; somigliate a quelli che aspettano il loro Signore di ritorno dalle nozze, affinchè appena giunge e bussa, siate pronti ad aprirgli. Beati quei servi che all’arrivo del loro padrone si fan trovare desti (Lc.12,25-27).

E’ necessario trovarci oggi pronti affinchè quando verrà il giorno della partenza, il Signore non ci sorprenda impacciarti, senza possibilità di movimento a causa del peccato.

Nelle buone opere splenda e rifulga la nostra luce interiore, che dalla notte oscura del secolo presente ci guiderà allo splendore dell’eterna luce.

Pronti sempre e in guardia, attendiamo l’improvviso avvento del Cristo. Così, quando egli picchierà alla porta, la nostra fede sarà trovata sveglia, pronta a ricevere il premio del Signore.

Se osserveremo e praticheremo questi precetti non saremo mai più schiavi del tentatore, ma regneremo, servi sempre agli ordini, nel regno di Colui che è Dominatore del mondo.

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