Gesù Bambino per l'infanzia sofferente


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Giobbe e sua moglie:Sofferenza e fede

L'antico Testamento


Giobbe e sua moglie
Sofferenza e fede

(Gb 2)


"Prometto di esserti fedele sempre [...] nella salute e nella malattia". Con queste parole pronunciate il giorno delle nozze gli sposi manifestano il loro desiderio di felicità anche quando le circostanze della vita fanno sperimentare il dolore e la malattia. Non sono parole fuori luogo in un giorno così gioioso e lieto, ma sono un segno di sano realismo. Quando la sofferenza del corpo o dello spirito entra nella vita di una coppia o di una famiglia mette a nudo la verità dell'amore degli sposi. Anche quando la malattia colpisce solo uno dei due coniugi non è un pericolo solo per la vita di chi si ammala, ma costituire minaccia per la vita della coppia stessa.Le differenti reazioni di Giobbe da una parte e di sua moglie dall'altra ci dicono che cosa può avvenire nella vita di una coppia quando la malattia entra in casa. Leggiamo il breve dialogo tra questi due sposi: "Satana si allontanò dal Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. Allora sua moglie disse: "Rimani ancora fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!".

Ma egli le rispose: "Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?" (Gb 2,7-10). La sofferenza ingiusta che ha colpito Giobbe mette a nudo la fede della coppia. Il dolore, assai più immediatamente che la felicità, intreccia la domanda sul male con la domanda su Dio. L'uomo e la donna non sono fatti per soffrire e quando vengono colpiti dalla sofferenza si domandano chi sia il responsabile. Se la responsabilità non è degli uomini - e spesso la malattia si presenta senza la colpa di nessuno - non resta che attribuirla a Dio. Così fa la moglie di Giobbe: accusa Dio di non fare nulla per guarire la malattia del marito, ma non avendo nessun potere su di Lui se la prende con la rassegnazione del marito. Giobbe, da parte sua, non manca di reagire: non perché abbia la risposta al 'perché' del male, ma perché intuisce che Dio non può essere identificato come un aguzzino. Da tutta la vicenda di Giobbe, sappiamo che egli non verrà a capo del mistero di Dio, ma riuscirà a sostenere le sue sofferenze credendo che il disegno di Dio su di lui è grande e misterioso e che è fondamentalmente un disegno di salvezza e di bene.

La vicenda di Giobbe e di sua moglie mostra come il dramma della malattia non può essere risolto all'interno della coppia. All'uomo e alla donna manca la risposta al perché del male. Tentare di trovare una soluzione a questo enigma a partire da se stessi e dalle proprie vedute può portare a divisioni e a contrapposizioni dentro alla coppia. C'è un tono diverso nelle parole di Giobbe e in quelle di sua moglie: quest'ultima mette sotto accusa Dio, mentre Giobbe si apre all'invocazione. La malattia induce la moglie a chiudere la porta a Dio e Giobbe a tenerla aperta. C'è uno spessore di fede diverso tra i due coniugi e proprio qui si gioca la loro unità. L'aver fede o non averla può giocare un ruolo determinante per l'unità della coppia. Per questo la risposta al male e alla malattia ingiusta non va cercata dentro il nostro orizzonte umano: è necessario alzare lo sguardo a Dio e inserirsi con fede nei suoi disegni misteriosi. Solo così non si rimane soli con le proprie domande, ma si trova Qualcuno a cui è possibile rivolgerle (cf. A. FUMAGALLI, E Dio disse loro..., 44-45).

Fr. Lorenzo R.
http://www.portalefamiglie.it




"Vanitas vanitatum et omnia vanitas, praeter amare Deum et illi soli servire" | santogesubambino@hotmail.it

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