S.Ambrogio«Figlio di Davide, abbi pietà di noi». - Apostolato di preghiera per l'infanzia

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Padri, santi, dottori della Chiesa - scritti-
 


7 Dicembre

Sant'Ambrogio
Vescovo e dottore della Chiesa


LA VIA DELLA VERITA'



Se vuoi curare le ferite,
Egli è il medico.
Se sei riarso dalla febbre,
Egli è la fontana.
Se sei oppresso dal peccato,
Egli è la santità.



Se hai bisogno di aiuto,
Egli è la forza.
Se temi la morte,
Egli è la vita.
Se desideri il cielo,
Egli è la via.


 

Se fuggi le tenebre, Egli è la luce.
Se cerchi il cibo, Egli è l’alimento.


Noi ti seguiamo, Signore Gesù,
ma tu chiamaci perché ti seguiamo.



Senza di te nessuno potrà salire.
Tu sei la via, la verità, la vita,
il premio.

 

Accogli i tuoi, sei la via.
Confermali, sei la verità.
Vivificali, sei la vita.

   De Virginitate 16,99

 
 


«Figlio di Davide, abbi pietà di noi».


"Se piangerai contrito, ti salverai".

"Se piangerai contrito, ti salverai". Attende, pertanto, i nostri sospiri, quelli temporali, per condonare gli eterni. Esige il nostro pianto per elargire la misericordia. Nel Vangelo, mosso a pietà dalle lacrime della vedova, ne ha richiamato in vita il figlio. Vuole il nostro pentimento per potere fare ricorso alla grazia, la quale si fermerebbe stabilmente in noi, se non cadessimo nella schiavitù del peccato. Offendiamo Dio con le colpe, ed egli si adira affinché facciamo atto di contrizione. Umiliamoci, dunque, per metterci in condizione di meritare pietà, non castigo.


Ti sia maestro Geremia, il quale dice: "Il Signore non ripudierà per sempre, ma se umilierà avrà anche pietà secondo la sua grande misericordia. Chi umilia contro il suo desiderio non ripudia certo i figli degli uomini". Queste sono le parole che leggiamo nei Lamenti di Geremia. Da esse e dalle seguenti desumiamo che il Signore umilia "sotto i suoi piedi tutti coloro che sono incatenati sulla terra", affinché possiamo sottrarci al suo castigo. Ma non umilia di tutto cuore il peccatore sino a terra, giacché solleva "l'indigente dalla polvere" e rialza "il povero dall'immondizia". Chi si ripromette di concedere il perdono, non umilia di tutto cuore.


Cristo non subisce danno quando persone venute da me in lacrime ritornano nel seno della Chiesa, sentendo di essa rimpianto. Senza dire che dietro il loro esempio corro pericolo anche per i miei fidi. Potrebbero imparare che non c'è vantaggio a stare in un luogo in cui gli uomini non sono affatto adescati dai beni immediati e che, invece, c'è profitto grandissimo dove i lamenti, le lacrime, i digiuni sono preferiti alle opulente imbandigioni.


Chiamo a raccolta buoni, cattivi. Fai entrare nella tua Chiesa infermi, ciechi, zoppi. Ordina che la tua casa sia riempita. Ammetti tutti alla tua cena. Chi tu inviterai, lo renderai degno, se disposto a seguirti. A ragione è gettato fuori chi non avrà indossato la veste nuziale, l'abito cioè della carità, della grazia. Fai chiamare, ripeto, tutti a raccolta.





La tua Chiesa non si sottrae con pretesti alla tua cena. Il novaziano rifiuta il tuo invito. Nessuno della tua famiglia dice: "Sto bene, non mi occorre il medico", bensì: "Guariscimi, o Signore, e io sarò guarito; salvami e sarò salvato".


E' il simbolo della Chiesa la donna che ti si è accostata alle spalle e ha toccato il lembo della tua veste. "Pensava, infatti: Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita". La Chiesa mette a nudo le sue piaghe, domanda che vengano curate.

Tu, o Signore, desideri guarirci tutti. Eppure non tutti si sottopongono alle tue cure.

Brani dalla “Penitenza” Sant’Ambrogio




 
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