Matteo Evangelista Apostolo - Apostolato di preghiera per l'infanzia

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Apostoli, discepoli Profeti AT
 


San Matteo Levi Evangelista
21 Settembre

“Seguimi”
Etimologia: Matteo = uomo di Dio, dall'ebraico


Il Vangelo di Matteo è stato definito il più “ebraico” dei quattro Vangeli. Più di ogni altro Vangelo infatti, Matteo è incomprensibile senza riferimento alla Bibbia ebraica e ad altri scritti ebraici. I principali temi teologici trattati si rifanno alla tradizione ebraica sia per la terminologia che per il contenuto.L’evangelista manifesta una cultura e interessi ebraici che non ritroviamo negli altri Vangeli. Molti degli insegnamenti “etici” riportati da Matteo, come i macarismi del Discorso della montagna sono analoghi alla halakah ebraica. Matteo da per scontato che il sabato ebraico debba ancora essere osservato (12,1-14; 24,20) dai cristiani. espone il rapporto tra Gesù il Messia e la Torah (5,17-20)I temi principali da lui trattati (Regno dei Cieli, Giustizia, Perfezione ecc.) e i titoli cristologici usati (Figlio di Davide, Figlio dell’Uomo, Figlio di Dio ecc.) hanno un ricco sfondo ebraico dimostrando nello stesso tempo che in Gesù il significato di questi titoli raggiunge la pienezza. Matteo , descrive la vita di Gesù, dal principio alla fine, in perfetta armonia con le Scritture, ovvero che esse erano in perfetta armonia con la vita di Gesù, il quale è dunque il compimento delle profezie dell’Antico Testamento. La  guida non era da ricercare nella Torah interpretata da scribi e farisei, ma nell’insegnamento e nell’esempio di Gesù, inteso sia come interpretazione viva della Torah che come un’ integrazione e completamento ad essa per poterla mettere veramente e totalmente in pratica. Per Matteo l’adempimento delle Scritture da parte di Gesù non significava che quelle scritture avessero perso la loro importanza e perciò potessero essere messe da parte. Piuttosto per Matteo le Scritture ebraiche acquistavano nuovo significato per mezzo di Gesù e continuavano così a far parte del “tesoro” dello scriba ammaestrato nelle cose del Regno dei Cieli, che estrae da esso “cose nuove e cose antiche” (13,52). (*)

La chiamata del Signore


"La vocazione del pubblicano che Gesù invita a seguirlo è tutto un mistero" dice sant'Ambrogio (Commento su san Luca l. v, c. 5). Già parecchie feste di apostoli ci hanno descritta la loro chiamata. ma oggi vediamo chiamare un pubblicano, uno degli uomini che il popolo detestava, perché esigeva per conto di Erode Antipa le tasse di dogana, dazio e pedaggio. Sant'Ambrogio ce lo presenta "avaro e duro, intento a volgere a suo profitto il salario dei braccianti, le pene e i pericoli dei marinai". Forse sant'Ambrogio è troppo severo e gli attribuisce i difetti dei suoi colleghi, ma, comunque sia, Gesù passò vicino al suo banco di doganiere, a Cafarnao, lo osservò attentamente e gli disse senz'altro: "Seguimi!".

La risposta di san Matteo


Nella parola di Gesù vi sono autorità e tenerezza insieme e l'anima di Matteo, che era retta, fu illuminata da Dio e, lasciato tutto, abbandonato ad un altro l'ufficio, seguì il Signore. Egli meritò così il nome di Matteo, che vuoi dire il donato, ma il dono di Dio avrebbe poi superato di molto il dono che egli aveva fatto di se stesso. Dio era venuto a scegliere sulla terra quanto vi era di più umile e di più disprezzato, per la funzione sociale che compiva, per farne un principe del suo popolo (Sal 112) e dargli la dignità più alta che vi sia al mondo, dopo la Maternità divina, la dignità di Apostolo!

La riconoscenza


Matteo volle festeggiare la sua chiamata con una grande cena alla quale invitò, non soltanto il Signore e i discepoli, ma anche tutti i suoi amici pubblicani, che furono numerosi al banchetto. Gesù si prestò ad un avvicinamento, che gli permetteva di proseguire la predicazione sul peccato e sul potere che aveva di perdonarlo, ma questo era un bello scandalo per la giustizia sdegnosa e rigida dei farisei, che trattavano come peccatori tutti quelli che non vivevano come loro, e non poterono tacere il loro stupore e la loro disapprovazione.

La risposta di Gesù


Con la semplicità e bontà che consola chi è giudicato male e nello stesso tempo illumina chi è stato troppo severo, il Signore rispose: "Non coloro che stanno bene hanno bisogno del medico, ma i malati: io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". Il Signore è medico, medico dei corpi e più ancora medico delle anime. Se chi è malato ricorre a lui, chi può rimproverarlo? Il medico presta la sua opera a chi lo avvicina: è cosa regolarissima. Gesù è venuto in questo mondo per guarire e restituire la salute, per guarire chi sente di aver bisogno di guarigione. Chi sta bene, o crede di star bene, non ha bisogno del medico e il Signore non è venuto per lui. Chi si crede giusto non ha bisogno delle sue misericordie ed egli si dedica ai peccatori: è venuto per invitarli a penitenza. Infelice chi crede di bastare a se stesso!" (Dom Delatte, L'Evangelo, I, 240, Mame, 1922).

L'Apostolo


Matteo seguì il Maestro e restò per tre anni in intimità con lui, attento al suo insegnamento, testimone dei suoi miracoli e della sua Risurrezione. Dopo la Pentecoste partì, come gli altri Apostoli, per evangelizzare il mondo. Sant'Ambrogio e san Paolino da Nola parlano della sua predicazione in Persia. Pare sia morto in Etiopia donde il suo corpo sarebbe stato portato a Salerno e la chiesa cattedrale salernitana è a lui dedicata. Clemente di Alessandria lo dice di grande austerità di vita e la tradizione afferma che morì martire, per aver sostenuto i diritti della verginità consacrata a Dio.

L'Evangelista


La Chiesa sarà sempre riconoscente a san Matteo perché scrisse per il primo, e cioè prima del 70, l'insegnamento che aveva ascoltato dalla bocca stessa del Signore e che, dopo l'Ascensione, era trasmesso oralmente.

Lo scrisse in aramaico per i Giudei già convertiti, ma anche per tutti coloro che non avevano voluto riconoscere in Gesù il Messia promesso ai padri. Egli si propose di dimostrare che il Crocifisso del Calvario era l'erede delle promesse fatte a Davide, il Messia annunziato dai Profeti, colui che era venuto a fondare il vero regno di Dio. Si rivolse anche a tutti i cristiani e anche a noi, che consideriamo il Vangelo la "buona novella per eccellenza, la sola, parlando con esattezza, che esista al mondo: l'annunzio che l'uomo, chiamato prima all'amicizia e alla vita di Dio, poi decaduto da tanta grandezza, vi era riportato dal Figlio di Dio" (Dom Delatte, L'Evangelo, I, vii).

L'umiltà


Come piacque al Signore la tua umiltà! Ti meritò di essere oggi così grande nel regno dei cieli (Mt 18,1-4), fece di te il confidente dell'Eterna Sapienza incarnata. La Sapienza del Padre, che si allontana dai prudenti e si rivela ai piccoli (ivi 11,25), rinnovò l'anima tua con la sua divina intimità e la riempì del vino nuovo della sua celeste dottrina (ivi 1,21-23). Tu avevi compreso così bene il suo amore che ti scelse per farti il primo storico della sua vita terrestre e mortale che per mezzo tuo l'Uomo-Dio si rivelò al mondo. Insegnamento magnifico il tuo (ivi 5-8) dice la Chiesa nella Messa, raccogliendo l'eredità di colei, che non seppe comprendere né il Maestro né i Profeti che l'annunziarono!

Preghiera


Evangelista e martire della verginità, veglia sopra la parte eletta del gregge del Signore. Non dimenticare però nessuno di quelli ai quali insegni che l'Emmanuele ebbe il nome di Salvatore (1,21-23). Tutti i redenti ti venerano e ti pregano. Per la via tracciata, per merito tuo, nell'ammirabile Discorso della Montagna, conduci noi tutti al regno dei cieli, che la tua penna ispirata così spesso ricorda.

Da l'Anno liturgico
SAN  MATTEO,  APOSTOLO ED EVANGELISTA
di Dom Guéranger


(*) Note introduttive tratte liberamente da  "Dal Vecchio al Nuovo Testamento:"Gesù come “adempimento” della Legge nel Vangelo di Matteo" fonte www.cristianesimo.sindone.altervista.org)


 
 
 
 
 
 
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