La Messa dell'Aurora dom Guèranger - Apostolato di preghiera per l'infanzia

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Nel cammino della Via dell'Infanzia
 

Messa dell'Aurora
alle prime luci del mattino o al primo mattino
Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama.


La luce risplende nel luogo oscuro, finché non brilli il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori"

2Pt 1,19


Terminato l'Ufficio delle Lodi, i cantici di gioia con i quali la Chiesa ringrazia il Padre dei secoli per aver fatto spuntare il suo Sole di giustizia sono finiti: è tempo di offrire il secondo Sacrificio, il Sacrificio dell'aurora. La santa Chiesa ha glorificato, con la prima Messa, la nascita temporale del Verbo, secondo la carne; ora onorerà una seconda nascita dello stesso Figlio di Dio, nascita di grazia e di misericordia, quella che si compie nel cuore del cristiano fedele.

Ecco che, in questo stesso istante, i pastori invitati dagli Angeli arrivano frettolosi a Betlemme; si stringono nella stalla troppo angusta per contenere la loro folla. Docili all'avvertimento del cielo, sono venuti a riconoscere il Salvatore la cui nascita fu loro annunziata. Trovano tutto come gli Angeli avevano annunciato. Chi potrebbe descrivere la gioia del loro cuore, la semplicità della loro fede? Non stupiscono di trovare, sotto le sembianze d'una povertà simile alla loro, Colui la cui nascita commuove gli Angeli stessi. I loro cuori hanno compreso tutto; adorano, amano quel bambino. Sono già cristiani: la Chiesa cristiana comincia in essi; il mistero d'un Dio che si è umiliato è ricevuto nei cuori umili. Erode cercherà di far morire il Bambino, la Sinagoga fremerà, i suoi dottori si leveranno contro Dio e contro il suo Cristo, manderanno a morte il liberatore d'Israele; ma la fede rimarrà ferma e incrollabile nell'anima dei pastori, nell'attesa che i sapienti e i potenti si prostrino a loro volta davanti al presepio e alla croce.

Che cos'è dunque avvenuto nel cuore di quegli uomini semplici? Vi è nato il Cristo, e vi abita ormai con la fede e l'amore. Sono i nostri padri nella Chiesa; e tocca a noi imitarli. Chiamiamo dunque a nostra volta il divino Bambino nelle anime nostre; facciamogli posto, e nulla gli arresti più l'entrata nei nostri cuori. È anche per noi che parlano gli Angeli, è a noi che annunciano la lieta novella; il beneficio non deve fermarsi ai soli abitanti delle campagne di Betlemme. Ora, per onorare il mistero della silenziosa venuta del Salvatore nelle anime, il Sacerdote salirà nuovamente l'altare, e presenterà per la seconda volta l'Agnello senza macchia agli sguardi del Padre celeste che lo manda.

Che i nostri occhi siano dunque fissi sull'altare, come quelli dei pastori sulla mangiatoia; cerchiamovi, come essi, il neonato Bambino, avvolto nelle fasce. Entrando nella stalla, essi ignoravano ancora Colui che avrebbero visto; ma i loro cuori erano preparati. D'un tratto lo vedono, e i loro occhi si arrestano su quel Sole divino. Gesù dalla mangiatoia, manda loro uno sguardo d'amore; essi sono illuminati, e la luce risplende nei loro cuori. Meritiamo che si compiano anche in noi le parole del principe degli Apostoli: "La luce risplende nel luogo oscuro, finché non brilli il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori" (2Pt 1,19).

Siamo arrivati a questa aurora benedetta; è apparso il divino Oriente che aspettavamo, e non tramonterà più sulla nostra vita: d'ora in poi vogliamo temere soprattutto la notte del peccato da cui egli ci libera. Siamo figli della luce e i figli del giorno (1Ts 5,5), non conosceremo più il sonno della morte; ma veglieremo si ricordandoci che i pastori vegliavano quando l'Angelo parlò loro, e il cielo si aprì sul loro capo.

Il Dio della luce risplende dentro la mangiatoia; i suoi raggi divini abbelliscono ancora i dolci lineamenti della Vergine Madre che lo contempla con tanto amore; il volto venerabile di Giuseppe ne riceve un nuovo splendore. Ma sono raggi che non si fermano nello stretto recinto della grotta. Se lasciano nelle tenebre Betlemme, si lanciano però attraverso il mondo intero, e accendono in milioni di cuori un amore ineffabile per quella Luce che viene dall'alto, che strappa l'uomo ai suoi errori e alle sue passioni e lo eleva verso il fine sublime per il quale è stato creato.
  
Imitiamo la sollecitudine dei pastori nel visitare il Neonato. Hanno appena sentito le parole dell'Angelo che partono senza frapporre indugi, e si recano alla stalla. Giunti davanti al Bambino, i loro cuori già preparati lo riconoscono; e Gesù, con la sua grazia, nasce in essi. Gioiscono di essere piccoli e poveri come lui, sentono che ormai sono uniti a lui, e tutta la loro condotta renderà testimonianza del cambiamento che si è operato nella loro vita. Infatti, essi non tacciono, parlano del Bambino, se ne fanno gli apostoli; e la loro parola rapisce d'ammirazione quelli che li sentono. Glorifichiamo con essi il gran Dio che, non contento di chiamarci alla sua mirabile luce, ne ha posto il focolaio nel nostro cuore, unendosi ad esso. Conserviamo caramente in noi il ricordo dei misteri di questa grande notte, dietro l'esempio di Maria, che medita senza posa nel suo Cuore santissimo i semplici e sublimi eventi che si compiono per essa e in essa.

Terminato il secondo Sacrificio, e celebrata la Nascita di grazia con questa nuova offerta della vittima immortale, i fedeli escono dalla chiesa, e vanno a ristorare le proprie forze con il sonno, aspettando la celebrazione del terzo Sacrificio.

PREGHIAMO


Concedici, Dio onnipotente, che, come siamo inondati dalla nuova luce del tuo Verbo incarnato, così facciamo risplendere nelle nostre opere la luce della fede che ci brilla nell'anima

da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 128-133


 
 
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