La piccola goccia di rugiada - Apostolato di preghiera per l'infanzia

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Gesù,
Mia cara Celina,
Ho voglia di dirti un pensiero che m'è venuto questa mattina, o piuttosto di metterti a parte dei desideri di Gesù sulla tua anima.

Quando penso a te presso l'unico Amico delle nostre anime, è sempre la semplicità che si presenta a me come il carattere distintivo del tuo cuore... Celina!... semplice fiorellino Celina, non invidiare i fiori dei giardini.

Gesù non ci ha detto: "Io sono il fiore dei giardini, la rosa coltivata", ma: "Io sono il fiore dei campi e il giglio delle convalli" (cant.2,1). Ebbene! stamattina, accanto al tabernacolo, ho pensato che la mia Celina, il fiorellino di Gesù, doveva essere e restare sempre una goccia di rugiada nascosta nella divina corolla del Giglio delle vallate...

Una goccia di rugiada: che cosa vi è di più semplice e di più puro? Non sono le nuvole che l'hanno formata, perche' la rugiada discende sui fiori quando l'azzurro del cielo è stellato. Essa non è paragonabile alla pioggia e la vince per la sua bellezza e freschezza. La rugiada non esiste che la notte. Appena il sole diffonde i suoi caldi raggi, fa distillare quelle perle meravigliose che brillano ai margini dei fili d'erba del prato e la rugiada si muta in vapore leggero. Celina è una goccia di rugiada che non è stata formata dalle nubi, ma scesa dal cielo luminoso, la sua patria. Durante la notte della vita, la sua missione è quella di nascondersi nel cuore del Fiore dei campi.
Nessuno sguardo umano deve scoprirla; il solo calice che la possiede conoscerà la piccola goccia e tutta la sua freschezza.

Fortunata gocciolina di rugiada, conosciuta solo da Gesù, non fermarti a considerare il corso fragoroso dei fiumi che costituiscono l'ammirazione delle creature, non invidiare neppure il limpido ruscello che serpeggia nel prato. Senza dubbio, il suo mormorio è tanto soave, ma può giungere agli orecchi delle creature, e poi il calice del Fiore dei campi non lo potrebbe contenere. Non può essere solo per Gesù.

Per appartenere a lui, bisogna essere piccoli, piccoli come una goccia di rugiada! Oh! come sono poche le anime che aspirano ad essere piccole così. "Ma, esse dicono, il fiume e il ruscello non sono più utili della goccia di rugiada? Che fa questa? Non è buona a nulla, fuorchè a rinfrescare per qualche istante un fiore campestre che oggi è e domani sarà bell'e sparito" (Reminescenza di Mt. 6. 30).

Sicuramente, queste persone hanno ragione, la goccia di rugiada non è buona ad altro che a questo, ma dimostrano di non conoscere il Fiore campastre che ha voluto abitare sulla nostra terra d'esilio e restarvi durante la breve notte della vita. Se lo conoscessero, capirebbero il rimprovero che Gesù ha fatto un giorno a Marta (Cfr. Lc. 10, 42). Il nostro Diletto non ha bisogno dei nostri pensieri originali, delle nostre opere strepitose; se vuole pensieri sublimi, non ci sono i suoi angeli, le sue legioni di spiriti celesti, la cui scienza sorpassa infinitamente quella dei più grandi geni della nostra miserabile terra?

Non è dunque l'ingegno e i talenti che Gesù è venuto a cercare quaggiù. Non si è fatto Fiore dei campi se non per dimostrare a noi quanto predilige la semplicità. Il Giglio delle convalli non brama altro che una gocciolina di rugiada... Ed è per questo che n'ha creata una che si chiama Celina!... Durante la notte della vita, essa dovrà rimanere nascosta ad ogni sgurado umano, ma quando le ombre cominceranno a declinare (Cant. 4, 6), quando il Fiore dei campi sarà divenuto il Sole di giustizia (Mal. 3, 50), quando verrà per compiere la sua corsa di gigante (Sal. 18, 6), potrà dimenticarsi della sua gocciolina di rugiada?... Oh no! appena apparirà nella sua gloria, anche la compagna del suo esilio apparirà con lui. Il divino Sole fermerà su di lei uno dei suoi raggi d'amore e subito si manifesterà allo sguardo abbagliato degli angeli e dei santi la povera gocciolina di rugiada, che brillerà come un diamante prezioso il quale, riflettendo il Sole di giustizia, sarà diventato simile a lui. L'Astro divino volgendosi verso la sua goccia di rugiada, l'attirerà a sè. Essa salirà come un vapore leggero ed andrà a stabilirsi per l'eternità nel braciere ardente dell'Amore increato e sarà unita a lui per sempre. Allo stesso modo che, sulla terra, fu la compagna fedele del suo esilio, dei suoi disprezzi, così in cielo dividerà eternamente la gloria del suo regno.

In quale stupore cadranno allora coloro che, in questo mondo, avevano considerato come inutile la gocciolina di rugiada! Certamente, avranno una scusa: non era stato loro rivelato il dono di Dio; non avevano accostato il loro cuore a quello del Fiore dei campi, e non avevano inteso le parole travolgenti: "Dammi da bere" (Gv. 4, 7). Gesù non chiama tutte le anime ad essere delle goccie di rugiada. Vuole che vi siano dei liquori preziosi che le creature apprezzano, capaci di sollevarle nelle loro necessità, ma per sè, egli si riserva una goccia di rugiada. Ecco tutta la sua ambizione.

Che privilegio essere chiamata ad una missione così alta!... Ma per corrispondervi, come bisogna restare semplice... Gesù sa bene che sulla terra, è difficile conservarsi puri; per questo vuole che le goccie di rugiada s'ignorino esse stesse. Egli si compiace a contemplarle, ma le guarda lui solo, ed esse, non conoscendo il proprio valore, si ritengono al di sotto delle altre creature... Ecco ciò che desidera il Giglio delle valli. La gocciolina di rugiada, Celina, ha compreso... Questo è il fine per il quale Gesù l'ha creata, ma non deve dimenticare la sua povera sorellina. Bisogna che le ottenga la grazia di realizzare quello che Gesù le fa comprendere, affinchè un giorno, il medesimo raggio d'amore faccia distillare le due goccioline di rugiada. Così, dopo essere state una cosa sola sulla terra, potranno rimanere unite per tutta l'eternità in seno al Sole divino.

Teresa di Lisieux
Lettera n.120
25 aprile 1893

 
 
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